Riunione di studenti meritevoli a Palazzo d’Orleans


Martedì 3 Agosto 2010,

giardini del Palazzo d’Orleans di Palermo, il presidente Lombardo e l’assessore Centorrino incontrano i migliori studenti siciliani della scuola secondaria per una premiazione ufficiale.
In un caldo pomeriggio d’estate, da docente in ferie, non mi sarei aspettato tanta soddisfazione e tante emozioni per quello che già da anni è il mio impegno di lavoro. Insegnare è un lavoro difficile che non richiede solo competenze professionali, che non ha orari d’inizio e fine, che non è tanto ben valutato come meriterebbe. Le soddisfazioni arrivano però! Quasi sempre le trovi negli sguardi degli alunni e degli ex-alunni, nelle parole di alcuni genitori, nel riconoscimento del tuo dirigente.
Ieri sera però … una novità. Un invito per dire ‘bravi’ a tutti i neo-maturati di Sicilia da parte delle istituzioni. Mai fatto niente di simile prima. ‘Cosa succederà a Palermo?’, chiedevano i 21 ragazzi del mio liceo. ‘Andiamo e vediamo insieme’, rispondeva la preside. Così ci si avvia. Ragazzi in ghingheri e genitori entusiasti. Il dirigente del Liceo Galilei con due suoi collaboratori, il prof. Angelico e la prof Amato, alla guida della spedizione. Per dovere di cronaca un reporter dovrebbe citare i contenuti dei vari interventi e i nominativi degli oratori, i fatti e quant’altro serva a informare i lettori. Ma non appartenendo a questa categoria e rimanendo profondamente legato allo spirito e all’essenza dell’insegnante, notavo tutt’altro.
Ho visto la faccia degli studenti meritevoli di Sicilia, ho osservato sguardi e atteggiamenti di insegnanti, dirigenti e genitori. Fuori dall’aula, dove di norma predico le mie lezioni, dove mi sforzo di pensare a quelli che mi seguono come alla classe dirigente di domani, ho arricchito la mia esperienza di modelli nuovi, di visi e sorrisi che, pur distanti, condividono i sogni e le speranze dei miei alunni.
Se ne sentiva il bisogno? Di sicuro gli studenti intervenuti avevano già avuto modo di essere lodati, elogiati e festeggiati nelle loro case o nelle loro scuole. Ma ieri sera sono stati messi a contatto con una nuova emozione, il senso di appartenenza alla loro scuola e alla loro regione.
Oggi molti giovani tendono a evitare l’aggettivo siciliano quasi fosse segno di un provincialismo e di ristrettezza di vedute.
Nelle aule di scuola si intuisce che per molte famiglie e altri enti formativi sicilianità sia un modello alquanto stretto. A mio parere dietro questi atteggiamenti esiste un profondo fraintendimento sociale e culturale che altro non fa che inibire l’apertura mentale e professionale dei giovani. Far crescere futuri professionisti all’insegna della internazionalità, tanto di moda oggi, non significa privarli di un naturale senso di appartenenza e identità. La conservazione di una identità culturale e sociale si sposa benissimo con l’interesse e il confronto con ciò che esiste oltre i nostri confini.
Pertanto grazie per aver promosso tutto ciò nei miei studenti e in tutti gli altri intervenuti alla cerimonia. Ben vengano iniziative simili che formino i nostri futuri adulti come uomini che sappiano guardare al mondo intero dall’alto della loro formazione e identità culturale.

Sebastiano Angelico
docente di Lingua Inglese al Liceo Scientifico ‘Galileo Galilei’ di Catania